Disturbi d’ansia

I Disturbi d’ansia sono molteplici e si differenziano uno dall’altro per le caratteristiche specifiche di ognuno.

Scopriamoli insieme.

Si parla di disturbo da Ansia generalizzata quando la persona vive in un costante stato ansioso, che non supera quasi mai un certo limite, ma che comunque è tale da renderle la vita difficile. In genere la persona che ha un’ansia generalizzata entra in ansia per qualsiasi cosa: un passato costellato da una serie di eventi o di disastri realizzati o subiti dal quale non riesce a emanciparsi; un senso di incapacità che la pervade; la paura che possano accadere eventi al di fuori del proprio controllo; il timore di essere rifiutata nelle relazioni.Si tratta di situazioni che possono divenire invalidanti a vari livelli e che in genere creano un’insoddisfazione di fondo per cui la persona, pur potendo vivere senza una sofferenza apparentemente eclatante, si sente in genere ‘limitata’ nelle propria possibilità di realizzazione.

Quando invece l’ansia, o meglio, in questo caso, la ‘paura patologica’, si riferisce solo ad un oggetto specifico – un animale, un’arma, l’aereo, la macchina, l’esposizione in pubblico etc.. – allora si parla di Fobia specifica.

Nel caso in cui la paura patologica si riferisca a più situazioni, quindi si generalizzi a macchia l’olio, nella maggioranza dei casi sfocia invece in un disturbo da attacchi di panico.L’Attacco di panico viene da più parti definito come la forma estrema della paura. La paura, infatti, sotto una certa soglia rappresenta una risorsa che consente di allertare l’organismo di fronte a situazioni pericolose, ma al di sopra di questo limite diviene patologica. L’escalation di sensazioni che porta fino al panico avviene in un brevissimo e folgorante istante, dominato dalla percezione di un’incontenibile paura di morire o di perdere il controllo del proprio corpo e impazzire. Coloro che hanno avuto anche solo un attacco di panico, iniziano generalmente a mettere in atto tutta una serie di tentativi di soluzione disfunzionali – come l’ ‘evitamento’ o la ‘richiesta di aiuto’ – che, piuttosto che aiutarli a gestire la situazione ritenuta pericolosa, in realtà non fanno altro che mantenere e incrementare le loro paure, creando un circolo vizioso dal quale difficilmente riescono ad uscire. Quando si struttura questo circolo vizioso di tentate soluzioni fallimentari parliamo di Disturbo di panico vero e proprio.

Quando la paura è legata all’idea di avere una malattia si parla invece di Disturbo ipocondriacooIpocondria. Coloro che hanno questa paura, vivono con il pensiero fisso di essere ammalati di qualcosa di grave e conseguentemente vanno alla ricerca di eventuali segnali provenienti dal proprio corpo che siano indizi della malattia – come una marionetta rotta con gli occhi rivolti all’interno –, consultano costantemente medici e specialisti o siti  internet: il tutto alla ricerca di una rassicurazione. In realtà non sanno che così facendo non fanno altro che alimentare i loro dubbi e la loro paura, dal momento che ogni rassicurazione trovata crea il bisogno di una nuova rassicurazione, poi di un’altra e poi di un’altra ancora… facendoli cadere, anche in questo caso, in un vortice infernale senza fine.

Accade poi talvolta che alcuni avvenimenti quali un lutto, una violenza, l’assistere a un incidente mortale etc… si insinuino nella nostra mente come qualcosa di inaccettabile e insuperabile: ci rendono così vittime incapaci di superarli. La persona vive e rivive, pur non volendo, il ricordo dell’evento attraverso brutti sogni, flash del ‘trauma’ durante il giorno, immagini di quanto vissuto che sembrano reali: e ogni volta è terrore, panico, paura. Quando ciò accade si parla di Disturbo post-traumatico. Ma per quanto sia vero che il passato non si può cambiare, è pur vero che possiamo trasformare la ferita dolorosa e sanguinante del trauma in una cicatrice non più così insopportabile.
Altre volte l’ansia patologica si manifesta a seguito di pensieri intrusivi e fastidiosi che possono consistere in parole, frasi o immagini. Una sorta di film che ha luogo nella mente della persona e che, purtroppo, difficilmente riesce a controllare; anzi, più ci prova e più diviene ostaggio di queste ‘ossessioni’ che, in quanto tali, non l’abbandonano mai e la distraggono dalle usuali attività quotidiane. Si parla in questo caso di Disturbo ossessivo. Può succedere che questi pensieri prendano la forma di dubbi o domande alle quali la persona cerca di trovare una risposta: in realtà, ogni risposta data genera un nuovo dubbio, una nuova domanda, a sua volta seguita da un nuovo  tentativo di risposta fino al punto di cadere in un labirinto senza uscita. Il Disturbo, in questi ultimi casi, si chiama Dubbio patologico.

Infine, se la persona sulla base di una paura – dello sporco, dell’ordine etc… – inizia a mettere in atto tutta una serie di comportamenti per ‘riparare’ qualcosa che è accaduto, ‘prevenire’ qualcosa di brutto che accadrà in futuro o ‘propiziare’ che accada qualcosa che desidera, rischia di cadere nel cosiddetto Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Se entro certi limiti si tratta di azioni quotidiane non troppo limitanti, oltre una certa soglia diventano veri e propri rituali – o compulsioni – dei quali la persona non riesce a fare a meno, pena un’incontenibile paura. La persona è consapevole dell’assurdità delle proprie azioni ma non riesce a evitare di metterle in atto, talvolta coinvolgendo anche il proprio sistema familiare che diviene così ostaggio di lei e del suo problema invalidante.

Grazie alla Terapia Breve Strategica si impara che ‘la paura va guardata in faccia’ perché solo in questo modo possiamo ‘trarne profitto e trasformarla in coraggio’.

 

 

Ilaria Artusi
L'autrice: Ilaria Artusi
Psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Breve Strategica, training autogeno ed autoipnosi. Svolgo attività di consulenza clinica, sostegno psicologico e psicoterapia rivolta al singolo, alla coppia e alla famiglia. Tengo cicli di incontri di divulgazione psicologica rivolti a un pubblico di non specialisti.

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