Autostima e valore di sé. I sei pilastri dell’autostima

Che cosa è l’autostima? La parola autostima deriva dal termine ‘stima’ e significa la valutazione e l’apprezzamento che ognuno di noi ha di sé stesso. L’autostima è una necessità umana fondamentale, il cui valore è inestimabile.

L’autostima pienamente realizzata – come scrive Nathaniel Branden nel suo libro I sei pilastri dell’autostima – è sentire di essere adeguati alla vita e alle sue richieste. In particolare, due sono gli aspetti fondamentali di cui l’autostima si nutre: la prima è la fiducia nelle nostre capacità di pensare e di superare le sfide fondamentali della vita; la seconda è la fiducia nel nostro diritto al successo e alla felicità, nel nostro diritto di affermare le nostre necessità e desideri, di realizzare i nostri valori e goderci i frutti dei nostri sforzi.

In breve, l’autostima è la sensazione di valere e di meritare tutto questo.

Il mio lavoro di psicologa e psicoterapeuta mi ha portato a toccare con mano quanto le problematiche di origine psicologica di cui le persone soffrono, dalle nevrosi più invalidanti ai problemi meno gravosi seppur limitanti, sono, nella maggior parte dei casi, accompagnate da una scarsa autostima. In altri termini, una percezione negativa del proprio valore personale e della fiducia in sé stessi può facilmente contribuire al sorgere dei disturbi psicologici.

Ciò avviene perché, quando l’autostima è bassa, siamo spesso condizionati dalla paura: paura della realtà verso la quale ci sentiamo inadeguati; paura di certi fatti riguardo noi stessi – o gli altri – che abbiamo a lungo negato o represso; paura di esporci; paura dell’umiliazione del fallimento e, a volte, della responsabilità del successo. In effetti, il ritratto di colui che ha scarsa autostima è di una persona che vive più per evitare il dolore e sfuggire al terrore della vita che per sperimentare la gioia; che non ha il desiderio dominante di sperimentare, rischiare ed essere creativo, quanto quello di sentirsi protetto e sicuro; che teme tutto ciò che è nuovo e sconosciuto, evitando le sfide piuttosto che allargare continuamente le proprie frontiere e cercare costantemente nuove occasioni di crescita.

 

Ma da che cosa dipende l’essere persone con scarsa o molta autostima? Che cosa sappiamo ad esempio del rapporto cruciale tra il valore che diamo a noi stessi e l’esperienza della nostra prima infanzia?

Cercherò di rispondere a queste domande nella speranza di far comprendere come niente sia determinato in assoluto dall’ambiente circostante nel quale cresciamo – per quanto questo sia quasi un luogo comune – e quanto invece possiamo agire sull’ambiente con la nostra volontà per accrescere la stima in noi stessi una volta che siamo adulti.

È indubbio che vi siano differenze innate tra individui che rendono più facile o più difficile raggiungere una sana autostima, ossia una diversa predisposizione ad essa, come ad esempio differenze caratteriali in termini di energia, di capacità di recupero o di disposizione a godersi la vita. Poi ci sono senza dubbio fattori legati allo sviluppo e all’ambiente in cui viviamo che possono sostenere e incoraggiare una sana affermazione di sé o, purtroppo, al contrario, minarla e addirittura negarla. In effetti, per quanto in realtà non vi sia stato nessuno studio fino ad ora che dia come sicuro il fatto che se un bambino cresce in un ambiente familiare in cui si sente amato, protetto e stimolato avrà, per certo, una volta adulto, un alto livello di autostima, è certo tuttavia che uno dei fattori più influenti sulla stima di sé è avere dei ‘buoni’ genitori. Se abbiamo, cioè, dei genitori che ci fanno crescere con amore e rispetto, che ci fanno sentire accettati sempre e con benevolenza, che ci forniscono il sostegno di regole e aspettative ragionevoli, che non assumono comportamenti contraddittori, che non ricorrono al ridicolo e all’umiliazione o alla violenza fisica per controllarci, e che ci fanno capire di credere nella nostra bravura e competenza, allora avremo buone possibilità di acquisire i fondamenti di una sana autostima. In aggiunta, se questi buoni genitori sono anche persone che godono di una propria autostima, potranno fornirci un buon modello per la nostra autostima.

Ma per quanto siano importanti i nostri genitori, insegnanti, maestri nell’aiutarci a crescere in termini di autostima; e per quanto sia vero che abbiamo una natura innata che ci predispone fin dalla nascita all’essere adulti più o meno sicuri di noi stessi, la vera differenza la possiamo fare da adulti una volta che, nella libertà delle nostre azioni, decidiamo di far crescere il nostro valore. In questo senso, ad essere decisive sono le azioni: è quello che l’individuo fa a determinare il livello di autostima. E dal momento che l’azione fisica è un riflesso dell’azione mentale, i processi interni sono cruciali.

Più precisamente, Branden individua sei pilasti dell’autostima, ossia sei pratiche indispensabili per la salute mentale e il sano funzionamento della persona: si tratta di operazioni della coscienza, cioè generate dall’interno, di cui l’autostima è la diretta conseguenza, dal momento che il miglioramento in queste pratiche genera benefici innegabili.

Prima di descrivere i sei pilastri, tuttavia, voglio anticipare quanto sia importante per ognuno di essi non tanto raggiungere la perfezione, quanto pensare in termini di piccoli passi: miglioramenti anche piccoli in queste pratiche possono dare come risultato cambiamenti straordinari nella vita delle persone. Spesso, in effetti, i grandi cambiamenti improvvisi spaventano e destabilizzano mentre a piccoli passi si raggiungono grandi mete seppur in modo quasi impercettibile.

 

Ma vediamo insieme quali sono questi sei pilastri dell’autostima secondo Nathaniel Branden.

  1. Vivere consapevolmente. Vivere consapevolmente implica rispetto per i fatti della realtà: fatti che possono essere interni – come bisogni, desideri ed emozioni – ed esterni – fatti o avvenimenti che accadono –. Questa pratica significa vivere responsabilmente nei confronti della realtà: ciò non significa che dovrà necessariamente piacerci ciò che vediamo ma significa riconoscere che le cose sono come sono, non quello che non sono. Se scelgo di non vedere una realtà e di non prenderne atto, non smette di esistere; se un’affermazione è vera, il fatto che la si neghi non la renderà falsa.
  2. Accettare sé stessi. Accettarsi vuol dire stare dalla propria parte, essere pro sé stessi. L’accettazione di sé comporta la disponibilità a vedere come reale, senza negazione o evasione, il fatto che pensiamo quello che pensiamo, sentiamo quello che sentiamo, desideriamo quello che desideriamo, abbiamo fatto quello che abbiamo fatto e siamo quello che siamo. Se abbiamo pensieri che ci turbano, li abbiamo e basta: dobbiamo accettare la piena realtà della nostra esperienza. L’accettazione di sé è la condizione imprescindibile per cambiare e crescere: ciò non significa che quello che vedo di me devo necessariamente approvarlo, ma che, se non accetto quello che sono e che vedo, non potrò mai andare verso un cambiamento né tanto meno verso un miglioramento.
  3. Assumersi la responsabilità delle nostre scelte. Vivere responsabilmente significa essere responsabili della realizzazione dei nostri desideri: se ho dei desideri, sta solo a me scoprire come realizzarli, devo prendermi la responsabilità di sviluppare e attuare un piano di azione, altrimenti non si tratta di desideri, ma solo di castelli in aria. Rendersi responsabili della nostra felicità ci dà un grande potere: la nostra vita è di nuovo nelle nostre mani, prima di compierlo ci potrà sembrare un passo difficile, ma poi scopriremo che ci rende liberi. L’autostima non è un dono che riceviamo da qualcun altro o che scende dal cielo: si genera dall’interno per cui aspettare passivamente che succeda qualcosa per innalzarla significa condannare noi stessi ad una vita di frustrazioni. Dobbiamo renderci conto che non verrà nessuno a salvarci, nessuno a raddrizzare la nostra vita, nessuno a risolvere i nostri problemi. Se non facciamo qualcosa, non ci sarà alcun miglioramento.
  4. Affermare sé stessi. Affermare sé stessi significa rendere onore ai nostri bisogni e valori e cercare una forma che sia giusta per esprimerli nella realtà. L’affermazione di sé non equivale ad essere aggressivi o sulla difensiva, piuttosto significa essere apertamente quello che si è, trattare sé stessi con rispetto negli incontri con gli altri, ma soprattutto implica il rifiuto di fingersi diversi da quello che siamo per piacere agli altri. Praticare l’affermazione di sé significa vivere autenticamente, parlare ed agire spinti dalle proprie convinzioni e dai propri sentimenti più intimi.
  5. Porsi obiettivi e combattere per raggiungerli. Vivere senza darsi un obiettivo significa vivere alla mercé del caso; darsi un obiettivo, invece, significa vivere produttivamente ed è una delle cose necessarie per alimentare il nostro senso di competenza e di autostima. La radice dell’autostima non sono i nostri successi, ma quelle pratiche generate dall’interno che, tra l’altro, rendono possibili tali successi.
  6. Rimanere fedeli ai principi che abbiamo scelto. Via via che maturiamo e sviluppiamo i nostri valori e i nostri standard personali, la questione dell’integrità personale assume sempre maggiore importanza nella valutazione che diamo a noi stessi. L’integrità è l’integrazione tra ideali, convinzioni, standard, credenze e comportamenti: quando il nostro comportamento è coerente con i valori che professiamo, cioè quando ideali e pratica coincidono, allora abbiamo l’integrità; quando invece il nostro comportamento è in conflitto con le nostre convinzioni, finiamo per perdere rispetto per noi stessi, e, se questo diventa abituale, perdiamo fiducia in noi, a volte del tutto. Integrità vuol dire coerenza: parole e comportamento coincidono. Senza dubbio più il livello di consapevolezza a cui operiamo è alto, più viviamo secondo scelte esplicite, più l’integrità è una conseguenza naturale.

 

Ecco descritte le sei pratiche o pilastri, come li chiama Branden, dell’autostima.

Scopo di questo articolo vuole essere quello di identificare meglio i fattori dai quali dipende l’autostima, dal mio punto di vista troppo spesso banalizzata in descrizioni piuttosto superficiali. Il tema del valore di sé è un tema troppo importante per ognuno di noi per ridurlo a spiegazioni di poche righe, per cui mi è sembrato doveroso farvi conoscere ciò che il pioniere nel campo dell’autostima, Nathaniel Branden, dice e scrive in merito a tale tema, nella speranza che sia per ognuno di voi l’inizio o il proseguo di una crescita personale.

Concludo con le parole dell’autore, che sposo pienamente: è ciò che dico a me stessa ogni giorno e che cerco di trasmettere ogni giorno ai miei pazienti: “Vivi consapevolmente, assumiti la responsabilità delle tue scelte e delle tue azioni, rispetta i diritti degli altri, e segui la tua felicità”.

Ilaria Artusi
L'autrice: Ilaria Artusi
Psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Breve Strategica, training autogeno ed autoipnosi. Svolgo attività di consulenza clinica, sostegno psicologico e psicoterapia rivolta al singolo, alla coppia e alla famiglia. Tengo cicli di incontri di divulgazione psicologica rivolti a un pubblico di non specialisti.

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