La coppia: dalla crisi alla separazione

La coppia: dalla crisi alla separazione. Un passaggio difficile e doloroso, ma se ben gestito può essere superato senza grossi drammi e conseguenze negative, soprattutto se ci sono dei figli.

 

I genitori devono essere affidabili, non perfetti.

I figli devono essere felici, non farci felici.

Madre Teresa

 

E’ evidente per tutti che l’elemento fondamentale per la piena soddisfazione nelle relazioni e nei rapporti di coppia è l’Amore. Ma perché spesso c’è amore all’inizio e poi svanisce? Perché va male così tante volte? Nel corso di una vita di coppia possono nascere dissapori, lotte di potere e delusioni che portano il rapporto a cambiare e a trasformarsi; non poche sono le relazioni che finiscono. Naturalmente per salvaguardare un rapporto, l’amore non basta: secondo la teoria triangolare di Robert Stenberg degli anni 80’, le tre componenti fondamentali dell’amore sono l’Intimità, la Passione e l’Impegno. Insieme, questi tre aspetti, formano i vertici di un triangolo equilatero chiamati ‘Il Triangolo dell’Amore’: il triangolo, usato come metafora, sta a significare che le tre componenti devono essere presenti in un rapporto di coppia nella stessa percentuale.

Con Intimità si intendono i sentimenti di vicinanza, complicità emotiva, empatia, calore e condivisione di una relazione d’amore. La Passione è invece l’aspetto della relazione più legato all’attrazione fisica e ad altre forme di eccitazione che conducono al romanticismo e al compimento sessuale. L’Impegno, infine, è tutto ciò che in una relazione i due componenti della coppia fanno oggettivamente per mantenere vivo l’amore attraverso scelte di tipo istituzionale come la convivenza o il matrimonio e poi, nella quotidianità, attraverso aiuti concreti nella gestione della casa e dei figli.

Secondo la teoria triangolare di Stenberg, queste tre componenti sono separabili ma interattive costantemente una con l’altra: tanto più sarà l’Intimità tanto più questa porterà ad una maggiore Passione, così come un maggior Impegno porterà ad una maggiore Intimità.

La rappresentazione metaforica del triangolo equilatero è molto importante per prevenire la possibile rottura di un rapporto: se in effetti uno dei vertici del triangolo – quindi uno dei tre ingredienti dell’amore tra Intimità, Passione e Impegno –, viene a mancare schiacciandosi sugli altri, il triangolo si trasforma in una retta per cui la relazione di coppia perde il suo equilibrio e rischia di rovinarsi; se a mancare sono addirittura due ingredienti, il triangolo si riduce ad un puntino e in quel caso non possiamo più parlare di relazione di coppia ma di altri tipi di relazione come ad esempio un rapporto occasionale nel caso in cui vi sia solo l’aspetto della Passione, oppure un rapporto di amicizia nel caso in cui vi sia solo l’aspetto dell’Intimità (anche se nel caso dell’amicizia occorre senza dubbio una certa dose di Impegno da parte di entrambi).

Più in generale, comunque, possiamo affermare che per ogni componente di cui l’amore si nutre, un presupposto fondamentale per avere un buon rapporto di coppia è che ci sia un equilibrio fra il dare e il ricevere: se è solo uno dei due a dare, si crea uno squilibrio e l’equilibrio deve essere in qualche modo ristabilito. Se anche l’altro dà, allora la tensione si scioglie. A tale proposito, Bert Hellinger scrive chiaramente:

‘La felicità in una relazione dipende dal libero scambio tra il dare e il ricevere. Uno scambio limitato produce un misero guadagno. Più lo scambio è vasto, più profonda è la felicità. Questo però ha un grosso svantaggio: lega ancora di più. Chi vuole la libertà, deve dare e prendere solo in piccole quantità, e lasciarsi andare solo in maniera limitata’.

 Il legame tra uomo e donna non è fine a sé stesso: è anche ricerca del terzo. L’istinto biologico, quando è libero, tende alla procreazione come realizzazione naturale. Ma se è difficile superare il lutto per la fine di un relazione sentimentale, è tanto più doloroso se vi sono dei figli. L’amore di una coppia si realizza nel figlio, e questo è vero; ma spesso, purtroppo, è vero anche il contrario: dopo la nascita dei figli i ruoli cambiano, la coppia diventa famiglia e saltando gli equilibri del sistema precedente, rischia di saltare la coppia. La forza del legame d’amore tra i genitori può non essere in grado di sostenere questo cambiamento e col tempo può comportare un allontanamento fino ad una vera e propria rottura. Dobbiamo anche tenere in considerazione che nel corso degli anni, ognuno di noi, come essere umano, va incontro ad una crescita personale, al di là di ogni altra cosa; l’aumento di consapevolezze su noi stessi e sugli altri comporta inevitabilmente l’emergere in noi di bisogni nuovi, bisogni che molto spesso conducono alla volontà di scelte diverse rispetto alle precedenti.

Ma se un rapporto di coppia finisce, soprattutto se ci sono dei figli, che cosa è che rimane indispensabile? Una sola cosa, ma fondamentale: deve rimanere tra i due partner il rispetto. Questo rispetto è indispensabile dopo la separazione altrimenti i figli diventano vittime delle tensioni fra i genitori.

Purtroppo negli ultimi tempi, nel mio lavoro di psicoterapeuta, mi ritrovo sempre più spesso ad affrontare casi di separazioni difficili e conflittuali a seguito delle quali i figli manifestano attraverso sintomi nevrotici di difficile risoluzione tutta la tensione familiare di cui sono stati vittime. Mi preme dunque ribadire, in questa occasione, quanto sia importante ‘separarsi bene’, per tutelare prima di tutto chi non ha responsabilità in questo, cioè i figli. Prima tuttavia di affrontare questo tema, vorrei dire un’altra cosa, a questo legata: per quanto la separazione sia un evento doloroso sia per la coppia di genitori che per i figli stessi, è altrettanto doloroso continuare a vivere in un matrimonio infelice: crediamo erroneamente che per i figli sia sempre un bene che i genitori stiano insieme, anche quando tra di loro l’amore è finito e a questo si sostituiscono silenzi, tensioni, mancanza di rispetto e distanza fisica. Non c’è cosa più sbagliata in realtà: un figlio non ha bisogno di due genitori insieme infelici, ma di due genitori felici, che gli diano amore perché loro per primi lo coltivano dentro sé stessi e fungono per lui da modello da seguire. Il figlio assorbe e incorpora l’infelicità di una unione malsana e questo lo porterà a ricercare, una volta adulto, la stessa infelicità respirata da bambino. Il copione si ripete, ormai questo è appurato. Se pensiamo a questo, credo che nessuno di noi, se è infelice col suo compagno o la sua compagna, vorrebbe trasmettere tale infelicità al proprio figlio. E’ il caso di dire che ‘è meglio una sana separazione che un cattivo matrimonio’.

 

Detto ciò, come si fa a separarsi bene?

Ogni separazione è dolorosa, bisogna accettare il dolore e il fatto che ci si possa separare. La cosa fondamentale quando un rapporto di coppia finisce è che i due partner si rispettino; le frasi che seguono esprimono molto bene come sia possibile separarsi con rispetto:

  • Ti ringrazio per quello che ho ricevuto da te. Puoi tenerti quello che hai ricevuto da me’: è un modo per guardare in maniera positiva il passato trascorso insieme;
  • Mi assumo la mia parte di responsabilità per il fallimento della nostra unione, e ti lascio la tua parte di responsabilità per quanto ci è accaduto’: sono sempre due le persone che contribuiscono alla rottura di una relazione, non c’è mai un solo responsabile, e nessuno è solo la vittima;
  • Ti do un posto nel mio cuore, in qualità di mio/a ex marito/moglie’: ciò farà bene ad entrambi.

 

Separarsi bene è importante soprattutto quando ci sono dei figli; quanto c’è di non risolto tra i genitori pesa sul figlio, che spesso si sente dilaniato dal loro rapporto. E’ particolarmente distruttivo quando il padre o la madre cercano di farsene un alleato nella battaglia contro l’altro: chi vuole tirare il figlio dalla propria parte fa una violenza al bambino per i propri scopi e lo danneggia. Questo perché un figlio non può e non deve scegliere tra i due genitori, e se si sente costretto a farlo si trova di fronte ad un dilemma indissolubile; una volta adulto si troverà in difficoltà nel prendere qualunque tipo di decisione, dal momento che anche le piccole decisioni quotidiane gli rievocheranno un vecchio disagio emotivo.

Per questi motivi, proprio per evitare di lacerare interiormente il figlio, è importante che il bambino si senta libero di scegliere di vedere entrambi i genitori, senza dover necessariamente essere coinvolto nel conflitto della separazione. Il rapporto di coppia, i problemi e le liti non devono coinvolgere i figli: essi riguardano esclusivamente gli adulti. La frase che forse in assoluto spiega meglio quanto sto cercando di sottolineare è questa:

  • Tu sei solo nostro figlio e puoi avere me come madre/padre e lui/lei come padre/madre. Non devi scegliere’. La cosa veramente importante per lui è questa.

 

A volte una separazione comporta anche l’arrivo di nuovi compagni; in questo caso la gerarchia dei valori si modifica: l’amore per il proprio figlio ha la precedenza sull’amore per il nuovo partner. Spesso avviene purtroppo che i nuovi partner non rispettino la precedenza che spetta ai figli e vorrebbero il primo posto: ciò non è possibile. Se non si segue quest’ordine si andrà incontro ad una insanabile discordia. Se, a sua volta, anche il nuovo partner ha un figlio, nonostante la cosa può diventare complicata, tuttavia le persone coinvolte potranno vivere armoniosamente se l’ordine e le precedenze vengono mantenute e rispettate.

E’ anche molto importante, a questo proposito, non denigrare il proprio ex marito o la propria ex moglie, non solo davanti ai figli ma anche con il nuovo compagno o compagna, perché questo potrebbe comportare col tempo la rovina anche della nuova relazione: chi non rispetta colui che ha preceduto, infatti, mina le basi del nuovo rapporto perché ciò potrebbe farlo un domani anche col nuovo compagno. Quindi gli ex partner devono essere considerati, rispettati e riconosciuti, soprattutto come padre o madre dei figli che abbiamo con loro e che ci manterranno sempre e comunque legati.

 

Concludo facendovi fare un’ultima riflessione: il più delle volte ci si lascia senza che nessuno ne abbia colpa: un rapporto può finire per cause naturali perché l’amore tra adulti può finire, e basta. Se però si riesce a trovare una causa, nasce l’illusione che si potrebbe fare qualcosa per salvare il rapporto e che ci si sarebbe potuti comportare in modo diverso e saremmo stati ancora insieme. In questo modo però si rischia di non rimanere obiettivi, si rischia di non voler vedere la realtà per quella che è perché è troppo dolorosa e si preferisce concentrarci sulla ricerca delle colpe. Del resto questo è un meccanismo di difesa per evitare di contattare fino infondo il dolore della perdita e il lutto della separazione, dal momento che la rabbia è un’emozione più facile da sentire rispetto al dolore. Ma solo quando lasciamo andare la rabbia e smettiamo di incolpare sé stessi o gli altri, allora possiamo veramente affrontare il dolore della perdita; d’altra parte, però, è anche vero che è solo metabolizzando il lutto della fine della coppia e toccando il fondo, che potremmo risalire e ricominciare a ricostruirsi come individui autonomi.

 

E’ così che finiscono gli amori.

Le labbra si stancano, i respiri si placano, i battiti diminuiscono, gli orizzonti si restringono.

Senti solo il peso delle cose non fatte, delle promesse non mantenute.
E dal soffitto le domande ti guardano e non cercano neanche più risposta.

 

Fabrizio Caramagna

 

Ilaria Artusi
L'autrice: Ilaria Artusi
Psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Breve Strategica, training autogeno ed autoipnosi. Svolgo attività di consulenza clinica, sostegno psicologico e psicoterapia rivolta al singolo, alla coppia e alla famiglia. Tengo cicli di incontri di divulgazione psicologica rivolti a un pubblico di non specialisti.

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